Umbria
Banner Advertisement - esposizioni:  - click:
Centri benessere  | Terme  | Itinerari  | Storia  | Arte  | Prodotti Tipici  | Parchi  | Sport  | Università  | Aziende  | Associazioni  | Teatri  |    

Bookmark and Share
Home > Itinerari dell'Umbria > Strada del Vino Colli del Trasimeno


Strada del Vino Colli del Trasimeno

Perugia, Corciano, Magione, Passignano, Tuoro, Castiglione del Lago, Panicale, Paciano
Città della Pieve, Piegaro, Umbertide




Lago Trasimeno Prima di partire da Perugia per percorrere la strada del vino dei colli del Trasimeno, affacciatevi sulla terrazza del mercato, cui si accede da piazza Matteotti. Non sono le bancarelle a valere il passaggio: ma la vista spettacolare sulla città. La terrazza è infatti una sorta di balcone da cui si godono angoli davvero particolari. Poi in macchina alla volta di Corciano è un borgo in cui vale la pena di fermarsi a gironzolare tra le stradine strette chiuse dentro la cinta delle mura. 0ltretutto, la chiesa dell'Assunta riserva una vera sorpresa: una tavola del Perugino con l'Assunzione della Vergine, Poi ecco Magione, prima tappa "canonica" della strada del Trasimeno, l'itinerario attraversa una zona che è luogo ideale per gli appassionati di botanica e di zoologia e che mette insieme dosandoli sapientemente, tesori artistici e bellezze naturali. Anche qui non si possono dimenticare i piaceri della gola: dai filetti di tinca arrostiti, alla carpa regina in porchetta, la cucina di queste parti è un trionfo di sapori. Per quanto riguarda il vino, negli ultimi anni i produttori hanno affiancato alle bottiglie tradizionali del posto (Sangiovese, Grechetto, Gamay, Trebbiano) ottime etichette ricavate da uve Cabernet Sauvignon, Pinot, Merlot, Chardonnay. Superata Magione, la strada verso Monte del Lago offre scorci spettacolari. Non abbiate timore d'inerpicarvi con l'auto su per la stradina che gira a destra, direzione Rocca di Montecolognola. E' una deviazione di pochi tornanti, che conduce a un'antica cinta di mura. Da cui ci si bea di un'altra visione panoramica. Una volta arrivati a Passignano, l'atmosfera si fa vacanziera. Barche, gommoni, gelati, pizzerie. Ma, come tutti i borghi antichi deil'Umbria, anche questo ha il suo bel centro storico cinto di mura medievali. Una passeggiata conduce a Castel Rigone, dove si trovano i resti di un castello duecentesco e la chiesa rinascimentale della Madonna dei Miracoli. Continuando lungo la strada che costeggia la sponda settentrionale del lago, ecco Tuoro, antico villaggio di pescatori. E terra di sanguinose memorie: qui, nel 217 avanti Cristo, Annibale annientò l'esercito romano. Un massacro. Narrano le cronache dell'epoca che per tre giorni il torrente presso il borgo rimase rosso per il sangue dei morti. E da quel giorno prese il nome di Sanguineto. Ogni anno, tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, si tiene una rievocazione teatrale di queste vicende.

Rocca del Leone - Castiglione del Lago Anche Castiglione del lago ebbe un passato burrascoso. A lungo contesa tra Arezzo, Cortona e Perugia, fu distrutta nel 1247 da Federico II. Ricostruita e più tardi diventata feudo dei Baglioni, conserva ancora la poderosa Rocca del Leone (eretta dopo la partenza del sovrano di Svevia), di forma pentagonale, con le cinque torri angolari. Un lungo camminamento coperto la collega al palazzo cinquecentesco dei signori Della Corgna, tutto decorato dagli affreschi del Pomarancio, al secolo, Niccolò Circignani. Qui gli ottimi vini della Doc Colli del Trasimeno declinano, in rosso e in bianco, le loro virtù coniugandole alle carni e al pesce di lago.

La collegiata di San Michele Arcangelo Considerata la terrazza dell'Umbria per la sua posizione privilegiata, Panicale è un piccolo gioiello che riserva sorprese a ogni volgere degli occhi. Una città in miniatura, dove in pochi metri quadrati di superficie si raccolgono le mura, la piazza con la bellissima fontana rinascimentale, la chiesa. Un paese che sembra sotto incantesimo, dove il silenzio è rotto solo dal garrire delle rondini. La collegiata di San Michele Arcangelo è immersa nel buio. Ma infilando qualche moneta nella macchinetta automatica, quasi per magia l'interno dell'edificio s'illumina all'improvviso mentre la musica avvolge le navate. Così si possono ammirare l'Adorazione dei pastori di Giovan Battista Caporali e il cinquecentesco crocifisso ligneo sull'altare. Un Cristo un po' particolare, perché ha le braccia snodabili, in modo da poterlo deporre dalla croce e portare in processione il venerdì santo. Usciti dalla collegiata, salite verso l'alto, fino a sbucare in piazza Masolino (che prende il nome dal più celebre cittadino del borgo, il pittore medievale Masolino da Panicale): lastricata in cotto, chiusa su un lato dal trecentesco palazzo del Podestà e sugli altri tre da basse case in pietra, riserva momenti di puro lirismo. Sedetevi per qualche minuto: riuscirete ad ascoltare il vento, che fa frusciare le foglie dei fichi negli orti intorno. Prima di lasciare Panicaie, è però d'obbligo una sosta alla chiesa di San Sebastiano, dove si trova il bellissimo Martirio di San Sebastiano affrescato dal Perugino. Così come merita una visita il Museo del Tulle "Anna Belleschi Grifoni" dove, presso la Collegiata di San Michele Arcangelo, sono esposti i preziosi manufatti di ricamo su tulle. Pochi chilometri ancora, e si giunge a Paciano, circondata da boschi e uliveti. A dicembre vi si tiene una festa dell'olio che coinvolge anche altri piccoli comuni della zona, e prevede degustazioni e preparazione di piatti tipici nelle trattorie.

Città della Pieve Man mano che si scende verso sud, il paesaggio diventa sempre più dolce. Persino nell'accento della gente, che declina verso il toscano (del resto siamo a pochi chilometri da Chiusi e a una manciata da San Casciano dei Bagni). Ecco Città della Pieve, rosseggiante come se fosse sempre baciata dal sole al tramonto. E' patria del Perugino, che qui ha lasciato alcuni dei suoi lavori più belli. E proprio ai quadri di Pietro Vannucci s'ispirano i costumi indossati ogni anno dai circa 700 figuranti che partecipano in agosto al Palio dei Terzieri: una festa che rievoca l'antica Caccia del Toro, una sorta di corrida in cui si contrapponevano tori di razza chianina e cavalieri armati di lance. Oggi il posto degli animali è stato preso da sagome mobili, che vengono colpite scoccando frecce da rudimentali archi. Se la chiesa di Santa Maria de' Servi è chiusa per restauri (e quindi è preclusa la visita alla bellissima Deposizione dalla Croce del Perugino), non perdetevi l'Adorazione dei Magi presso l'oratorio di Santa Maria dei Bianchi, a metà di corso Vannucci. Da anni Carletto (al secolo Carlo Cartoni) se ne sta seduto sulla soglia ad accogliere i turisti, E li fa entrare come se l'oratorio fosse casa sua, raccontando di come il Perugino avesse raffigurato sull'affresco il proprio ritratto, assieme a quelli di Raffaello e di Michelangelo. Poi, se pensa ne valga la pena, tira fuori la copia del contratto stipulato tra i frati e il Vannucci. "Che per questo lavoro si fece pagare pochissimo, perché a Città della Pieve ci era nato", racconta il custode. "Però si ebbe in cambio una casa, proprio di faccia alla cattedrale, e pure un podere". Prima di proseguire lungo la Strada dei colli del Trasimeno, entrate in qualche negozio di prodotti tipici: le vetrine sono invitanti, e i prezzi onesti. Assaggiate il salame di cinghiale, gustate l'olio Dop e un vasetto di miele di trifoglio. Poi ci si dirige a Piegaro: circondato da boschi di cerri e roverelle, il borgo si affaccia dall'alto di una collina sul fiume Nestore. Fin dal XIII secolo, grazie alla ricchezza di acqua e di legname, la città divenne un importante centro per la lavorazione del vetro, e vi confluirono molti artigiani provenienti da Venezia. La strada del vino comprende, inoltre, il territorio di Umibertide che si snoda tra castelli e abbazie lungo le terre a denominazione d'origine controllata dei Colli Alto-Tiberini. Nella città, infine, non mancherà una visita all'opera del Pinturicchio in Santa Maria della Pietà e alla Deposizione del Signorelli nella chiesa di Santa Croce.

Isola Maggiore, Lago Trasimeno Si chiama Maggiore, ma in realtà è la seconda per grandezza. In compenso, è l'unica abitata delle tre isole al centro del lago Trasimeno (le altre sono l'isola Minore e l'isola Polvese). Anche qui il piccolo villaggio di pescatori, con le case del '400, è rimasto quasi intatto. In alto, domina la chiesa Trecentesca di San Michele Arcangelo. Su questo pezzo di terra delimitato da un perimetro di un paio di chilometri, sopravvive la tradizione del merletto importata all'inizio del '900 dalla marchesa Elena Guglielmi, che fece arrivare una ricamatrice dall'Irlanda per insegnare l'arte alle giovani del posto. Su tutte e tre le isole del Trasimeno fanno sosta uccelli migratori. Si possono vedere germani reali e famiglie di cormorani, nibbi bruni e pendolini, aironi e martin pescatori. Con un po' di fortuna, è persino possibile scorgere il tuffo spettacolare del falco pescatore. Ma delle tre è senza dubbio l'isola Polvese, la più grande, quella più interessante per gli amanti della natura. Recentemente dichiarata "parco scientifico didattico", è coperta nella parte centrale da boschi di lecci. Sui versanti più caldi crescono olivi e rosmarini, e la costa è circondata da canneti che rappresentano un rifugio per svariate specie di uccelli. Merita una visita anche per le splendide fioriture di ninfee e altre piante acquatiche che crescono in una piscina scavata nella roccia, che il vecchio proprietario dell'isola fece costruire alla fine degli anni Cinquanta e che la Provincia di Perugia ha fatto ristrutturare.

MUSEO DELLA PESCA

UN MESTIERE DA RICORDARE
Si fa presto a dire pescatore. Sul lago Trasimeno, dai tempi più remoti a oggi, questo mestiere ha messo alla prova l'inventiva degli uomini. Che nel corso dei secoli hanno messo a punto decine di tecniche diverse per portare a casa carpe, anguille, tinche e lucci. Per la precisione: almeno 44. Tante ne sono documentate nel Museo della pesca di San Feliciano (nel comune di Magione), allestito basandosi su materiali archeologici, antichi documenti, tradizioni orali, cronache e opere letterarie. Il risultato: quattro sale dense d'informazioni. Non solo sui metodi di cattura del pesce, ma anche sulla lavorazione delle canne palustri, sulle imbarcazioni utilizzate e le tecniche di remata.


<<< indietro






Menù

Servizi

Mappa