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Storia Dell' Umbria



Battaglia della Trebbia

Protagonisti:

ANNIBALE (Comandante dell'esercito cartaginese)
MAGONE (Generale cartaginese)
PUBLIO CORNELIO SCIPIONE (Console romano)
TITO SEMPRONIO LONGO (Console romano)

Alla fine di aprile del 218 a.C., ANNIBALE diede l'avvio alla campagna che l'avrebbe portato ad invadere l'Italia. Egli partì dalla Spagna con un esercito di veterani di 40.000 uomini e raggiunse il Rodano alla fine di agosto. Qui fu intercettato dai romani, ma quando il console Publio Cornelio Scipione giunse al suo accampamento, lo trovò deserto. Il nemico aveva dunque attraversato il Rodano e stava ora marciando verso le Alpi.
Intanto Scipione prese un'importante decisione. Invece di tentare un inutile inseguimento ad Annibale, trasferì il suo esercito in Spagna, dove ora era possibile tener testa al nemico, dato che le migliori truppe di Annibale erano partite. Scipione stesso ritornò per mare nell'Italia settentrionale per assumere il comando delle due legioni poste a contrastare l'invasore cartaginese.
Annibale, dopo aver superato le Alpi in un impresa memorabile, raggiunse le pianure dell'Italia settentrionale con soli 26.000 uomini. Scipione attraversò il Po nei pressi di Piacenza, nella speranza di incontrare Annibale prima che il suo esercito si fosse completamente ripreso dalle fatiche del viaggio.
Nei pressi di Lomello, la cavalleria romana si scontra si scontra con l'avanguardia di Annibale, ma viene respinta; lo stesso Scipione viene ferito e scampa alla morte grazie al figlio, il futuro vincitore di Annibale a Zama.
Una serie piuttosto complicata di manovre portarono alla battaglia della Trebbia (fiume ligure-romagnolo). Scipione ripiegò verso Piacenza e si accampò a Stradella, dove era meno esposto agli attacchi della cavalleria di Annibale. Intanto quest'ultimo si era spinto fino al Ticino, trovando però il ponte sul fiume distrutto da Scipione. Si ritirò perciò verso ovest lungo il Po, finché fu in grado di attraversarlo sopra Tortona.
Scipione, nel frattempo, fu costretto dalla defezione dei Galli alleati a ripiegare verso il fiume Trebbia, a sud di Piacenza, dove si fermò ad attendere il nemico. Annibale si impadronì del presidio romano di Clastidium e si accampò quindi di fronte a Scipione.
Alla fine di novembre, un altro esercito romano, al comando del console Tito Sempronio Longo, raggiunse Scipione alla Trebbia.
Contro il parere di Scipione, Sempronio decise di dare battaglia, spinto dall'esito favorevole di uno scontro a cavallo.
In un cupo giorno di dicembre del 218 a.C, l'esercito romano veniva condotto attraverso la Trebbia contro il nemico. Il piano di Annibale era di lasciare sulla difensiva il centro del suo esercito, aggirare e aggredire i romani con le ali, mentre suo fratello Magone, in agguato in una gola densa di vegetazione, era pronto ad assalire il nemico alle spalle.
Tutto si svolse secondo i piani prestabiliti; tuttavia 10.000 romani riuscirono ad aprirsi un varco nel centro dello schieramento di Annibale, formato dai Celti, e a raggiungere Piacenza. Ma due terzi delle'sercito romano, circa 30.000 uomini, erano stati annientati.
Annibale aveva vinto la prima vera battaglia della sua campagna in Italia.