Menù
Servizi
Divertirsi in Umbria
Pagine Tematiche
- Dimore storiche

- Percorso Francescano
- Umbria in Camper
- Halloween in Umbria
- Ponte di Ognissanti in Umbria
- Natale in Umbria
- Presepe in Umbria
- Capodanno in Umbria
- Sciare in Umbria
- Carnevale in Umbria
- San Valentino in Umbria
- Pasqua in Umbria
- Ponte 8 marzo in Umbria
- Ponti in Umbria
- Primavera in Umbria
- Agriturismo in Umbria
- B&B in Umbria
- Aeroporto Foligno
- Pellegrinaggio in Umbria

- Vacanze al Lago in Umbria

- Volare...Umbria

- Noleggia giochi gonfiabili
- Concorsi a Foligno
Mappa Annunci
Storia Dell' Umbria
Battaglia del Trasimeno - dettagli
Dettagli sulla Battaglia del
Trasimeno
Protagonisti:
C. FLAMINIO (Console romano)
SERVILIO GEMINO (Console romano)
ANNIBALE (Comandante dell'esercito cartaginese)
MAARBALE (Comandante della cavalleria cartaginese)
Dopo la sconfitta subita nella
battaglia della Trebbia, i Romani decisero di abbandonare le pianure
dell'Italia settentrionale, un terreno troppo favorevole alla cavalleria di
Annibale, e di difendere l'Italia centrale.
Nel 217 a.C. i Romani, per contrastare l'avanzata di Annibale, misero in
campo undici legioni, circa 100.000 uomini; cinque vennero lasciate di
riserva a Roma, in Sicilia e in Sardegna, due furono trasferite in Spagna e
quattro in Italia contro il temibile nemico cartaginese.
Scipione, al quale non si poteva addossare la responsabilità della sconfitta
della Trebbia, fu mantenuto al suo posto di comando e inviato in Spagna; i
nuovi consoli, Servilio Gemino e C. Flaminio furono impiegati in Italia.
Non essendo in grado di prevedere in che punto Annibale avrebbe varcato gli
Appennini, il Senato, con una saggia decisione, inviò Flaminio ad Arezzo a
sorvegliare il versante occidentale, mentre Servilio avrebbe protetto
Rimini, situata in ottima posizione strategica. Da questi due punti i
consoli avrebbero potuto convergere, se necessario, in qualsiasi luogo, e
forse anche accerchiare Annibale.
Nel maggio del 217 a.C. il condottiero cartaginese valicò gli Appennini
attraverso il passo di Collina, scendendo verso Pistoia. Proprio nel tratto
fra Pistoia e Fiesole, Annibale incontrò serie difficoltà nell'attraversare
le paludi. Trasportato dall'unico elefante sopravvissuto, sofferente per la
perdita della vista da un occhio, superò le paludi col suo esercito in
quattro giorni, pur con gravi perdite.
Flaminio, contro il parere di alcuni membri del suo stato maggiore, decise
di mettersi all'inseguimento; se avesse aspettato Servilio per unirsi a lui,
gli eserciti romani congiunti avrebbero potuto sorprendere Annibale,
stringendolo in una morsa tra loro e le truppe di stanza a Roma.
A questo punto Annibale, contando sulla precipitazione di Flaminio, lo
attirò deliberatamente esponendo il fianco del proprio esercito in marcia
verso Cortona. Flaminio, comunque, non accettò il combattimento e continuò a
tenersi sulle tracce di Annibale. Quest'ultimo tese ancora un'altra
trappola, deviando improvvisamente dalla strada per Roma verso est in
direzione di Perugia, lungo la riva settentrionale del Lago Trasimeno. Qui
esisteva solo uno stretto passaggio, dal momento che in quel punto i colli
scendono fino al lago. Su questi colli, che dominano una piccola pianura,
Annibale dispose la sue truppe per l'agguato.
Flaminio continuava l'inseguimento alla cieca.
All'alba di un nebbioso mattino del 21 giugno del 217 a.C., l'esercito
romano entrò in colonna nello stretto passo. A un segnale, dalla sommità
delle colline, protette dalla nebbia, le truppe di Annibale piombarono,
simultaneamente da tutte le parti, sui Romani.
La battaglia infuriò per due ore. Flaminio trovò la morte da eroe sul campo
di battaglia, riscattando così la sua imprudenza.
Il disastro fu completo: quasi due legioni romane vennero annientate e 6000
soldati fatti prigionieri. Annibale, non pago della vittoria, inviò il
comandante della sua cavalleria, Maarbale, contro un'avanguardia di 4000
cavalieri romani di Servilio che scendeva al galoppo per la via Flaminia. La
squadra romana venne sorpresa e distrutta presso Assisi.
Consapevole che un attacco contro Roma stessa sarebbe stato vano, sebbene la
strada fosse ormai aperta, Annibale volse il cammino verso gli Appennini, in
direzione del Piceno, dove avrebbe potuto far riposare uomini e cavalli.
Il disastro del Trasimeno provocò a Roma una crisi di tale gravità che il
provvedimento tradizionale di nominare un dittatore, in disuso da trent'anni,
fu rimesso in vigore.

Ricerca
Rss Umbria 


