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Storia Dell' Umbria



Dal 1798 ad oggi

L'Umbria rimase, quindi, sotto la diretta giurisdizione dello Stato della Chiesa fino al 1798: Il 15 FEBBRAIO i romani incoraggiati dagli eventi nel nord Italia dopo una serie di tumulti contro il governo pontificio, proclamano la Repubblica Romana. Rovesciano così il potere temporale del papato; ma devono poi accettare l'occupazione militare francese. Papa Pio VI viene deportato in Francia. Napoleone unisce la Repubblica Romana al Regno d'Italia assieme a Macerata, Urbino, Ancona e Camerino. Segue la soppressione del ducato di Parla e Piacenza e l'annessione dei due territori alla Francia.

Nell'Agosto del 1799, a seguito della non felice situazione internazionale per Napoleone, le truppe del Regno di Napoli, che si sono nuovamente insediate nella città, marciano verso Roma; in Settembre cacciano i francesi e pongono fine alla Repubblica Romana. L'INTERA PENISOLA IN POCHI MESI E' RITORNATA COME PRIMA DI NAPOLEONE.

IL 14 Marzo 1800 dopo la morte in esilio di Pio VI avvenuta lo scorso anno, viene nuovamente ristabilita la residenza papale a Roma con l'elezione di PAPA PIO VII - (BARNABA CHIARAMONTI). Se il pontificato del primo (dal 1775 al 1799) coincise con uno dei periodi più difficili della chiesa in lotta con le nuove tendenze filosofiche mantenendo un atteggiamento incerto e spesso arrendevole, Pio VII invece fin dal primo istante divenne il mito della "eroica resistenza". Del resto trovò sul suo cammino (morirà poi nel 1823) un uomo come Napoleone. Con difficili discussioni - per non compromettere ulteriormente i rapporti- dovette piegarsi a lui e riconoscere la nuova realtà politica-ecclesiastica con il Concordato Consalvi. Poi forse per forme indirette di pressione -o perchè i due possedevano entrambi un carattere forte- sorsero i primi insanabili contrasti ("Lei faccia il papa, a me lasci fare l'Imperatore") fino al punto da essere imprigionato. Ma senza curarsi di questi e altri incresciosi episodi, Pio VII nella Restaurazione, nel suo Stato (affiancato dal Bravo Consalvi) pose le basi di una unificazione amministrativa sul modello centralistico di Napoleone, abolendo i diritti feudali, riorganizzando i tribunali, e fu anche il primo papa ad iniziare una politica interna sostanzialmente liberale. Del resto quand'era cardinale, a Venezia nel 1797, dopo l'entrata di Napoleone, allarmò gli austriaci quando con una coraggiosa omelia si pronunciò a favore di un accordo tra cattolicesimo e democrazia rivoluzionaria. ("siate dei buoni cristiani e sarete dei buoni democratici") Purtroppo quando mori, il clero conservatore, tirò un sospiro di sollievo, e cacciarono (lo avevano già screditato una volta) subito Consalvi, il grande artefice di una ventata di democrazia dentro lo Stato Pontificio e soprattutto nei rapporti moderati con gli altri Stati.

18 MARZO 1805- Napoleone Bonaparte assume il titolo di Re D'Italia. Ad applaudire sono proprio i ceti borghesi e stranamente anche il clero. Il Papato pur con le confische dei beni ecclesiastici ("ci rinuncio per amor di pace" afferma Pio VII) benedice e celebra con grande solennità il trionfo di Bonaparte, suo nemico su tutta la linea. Napoleone, ha infatti, chiuso le scuole religiose e i seminari, e sottoscrivendo con il papato il Concordato (rimarrà in vigore fino al 1905) clero e cattolici sono subordinati allo Stato. Uno Stato autoritario che nomina i vescovi e pretende dai sacerdoti un giuramento di fedeltà. (qualcosa del genere farà poi anche Mussolini nel 1929 con il suo concordato, i Patti Lateranensi).

2 FEBBRAIO 1808- Papa PIO VII rifiuta di aderire al Blocco Continentale imposto da Napoleone a tutti gli Stati europei per isolare la Gran Bretagna, minacciando in caso contrario l'invasione di alcune terre. Napoleone non si lascia intimorire e lo Stato Pontificio non è risparmiato; prontamente é invaso dai francesi che occupano Roma. Napoleone la unisce al Regno d'Italia assieme a Macerata, Urbino, Ancona e Camerino. Segue la soppressione del ducato di Parla e Piacenza e l'annessione dei due territori alla Francia.Di conseguenza la regione Umbria fu occupata dai francesi, e annessa all'Impero Napoleonico, entrò a far parte del "Dipartimento del Clitunno e Trasimeno".

Caduto Napoleone (anno 1815), la regione passò nuovamente allo Stato della Chiesa. Il 6 Luglio 1816 anche a Roma si procede verso l'eliminazione dei codici napoleonici ed é rimesso in vigore la vecchia legislazione papalina. Tutto il territorio dello Stato Pontificio viene diviso in 17 province con il governo affidato a cardinali legati o a delegati apostolici ecclesiastici. La regione ha 2.425.000 abitanti ( ROMA 160.000 - BOLOGNA 80.000 - PERUGIA 20.000 - FERRARA 27.000 - RAVENNA 26.000 - FORLI 17.000 - RIMINI 15.000 - FAENZA 15.000 - VITERBO 14.000 - PESARO 13.000 - RIETI 12.000 - MACERATA 12.000 - ORVIETO 9.000 - URBINO 7.000 - SPOLETO 7.000 - + LA CITTA' DI BENEVENTO 15.000).

Nei gloriosi anni del Risorgimento italiano (1815-1870), l'Umbria diede un valido contributo per il raggiungimento dell'unità d'Italia: molti dei suoi abitanti si arruolarono volontari nell'esercito piemontese, altri alimentavano focolai insurrezionali contro lo Stato Pontificio.

Il 1823 è l'anno della morte di papa PIO VII; suo successore LEONE XII, ancora più reazionario del precedente. Del resto, in un conclave non proprio limpido, il papa venne imposto dall'imperatore austriaco (o meglio dal diabolico Metternich). Il suo primo atto nel salire sul soglio fu quello di allontanare il cardinale CONSALVI, segretario di Stato, autore di molti trattati riformisti già con Napoleone, un uomo saggio, moderato nella restaurazione, quindi con molti nemici tra il clero conservatore e intransigente e in prima fila proprio Leone XII. Consalvi viene sostituito dal cardinale SOMAGLIA, intransigente e antiprogressista molto più del papa.

Già le persecuzioni dei reazionari non conoscevano sosta, ma con Leone XII (fino al 1829) lo Stato pontificio il regime poliziesco che lui impone è il più implacabile fra tutti gli Stati italiani, peggiore di quello austriaco. La brutalità di un suo legato straordinario inviato in Romagna a soffocare i liberali - il famigerato cardinale AGOSTINO RIVAROLA - non ebbe eguali come inesorabilità in nessuna regione. Inquisitore unico, con pieni poteri, con i suoi processi sommari senza appello, in pochi mesi mandò sul patibolo sette capi costituzionalisti e ne condannò più di cinquecento al carcere duro. Papa LEONE XII nel suo Stato Pontifico non teme confronti nel ristabilire il regime feudale. Lo rafforza meglio di qualsiasi sovrano, ristabilendo il predominio dell'aristocrazia e naturalmente dell'episcopato. Non soddisfatto delle riforme del suo predecessore, già pesanti nella sfera amministrativa, ne attua delle nuove troncando con forza ogni velleità modernista nei settori economici, culturali, sociali e della proprietà privata. Un ritorno al passato, mentre l'intera Europa, con il liberismo economico si sta aprendo non solo alle innovazioni tecnologiche ma - segnando profondamente la stessa politica - anche alle questioni sociali, confrontandosi con i grandi temi internazionali, dal colonialismo alla tratta dei negri, dalla democrazia americana ai grandi progetti della navigazione a vapore, delle strade, delle ferrovie, delle tecniche produttive, delle bonifiche: in una frase, "una Europa aperta a un progetto di "incivilimento"" che non appare più utopistico, ma sta modificando la vita di quei popoli laddove collaborano con la circolazione delle idee, scrittori, economisti, scienziati, politici e comuni cittadini, tutti ostili al retrogrado conservatorismo. Fra le tante leggi economiche penalizzanti del governo pontificio teocratico assoluto - mentre in Europa il Libero scambio è in questo periodo il tema dominante - emergono l'imposizione di dazi pontifici altissimi su tutti i prodotti stranieri. E non essendoci nell'intero Stato Pontificio grandi manifatture, industrie, razionali produzioni agricole (ancora sconosciuta perfino la rotazione delle colture) la circolazione delle merci é penalizzata, i costi altissimi, i consumi bassissimi, la carenza alimentare per 2.600.000 di abitanti drammatica, al limite della sussistenza con estesi fenomeni di malattie legate alla malnutrizione (il costo di uno staio di grano rispetto agli altri stati, poteva variare fino a cinque volte in più).

Le persecuzioni dei fermenti liberali proseguono con la repressione su quasi tutta la penisola; il più attivo in queste soppressioni é lo Stato Pontificio. Il giorno 27 dicembre 1827 LEONE XII sopprime tutti i consigli comunali e provinciali e ripristina nelle amministrazioni locali esclusivamente elementi ecclesiastici. Naturalmente con gli esponenti più intransigenti al modernismo e sempre insensibili alle richieste dei cittadini (soprattutto quelli della nuova boghesia) che rivendicano una partecipazione al governo di alcuni laici, maggiore libertà di stampa, e libertà d' intraprendenza per favorire lo sviluppo dei traffici non solo interni ma anche con gli stati confinanti, sempre impediti da dazi eccessivi sia in entrata che in uscita.

All'inizio dell'anno 1829 (10 febbraio) muore uno dei protagonisti di questi ultimi tempi: Papa LEONE XII: Viene eletto (il 31 marzo dopo un lungo conclave) PIO VIII (che però vivrà solo un anno). La politica pontificia nello Stato della Chiesa non cambia e non viene per nulla alterata. Anche quando nel '31 salirà sul soglio GREGORIO XVI; continuerà a condannare in blocco la modernità nello Stato Pontificio e rifiuterà il dialogo fra cattolici e liberali. Inoltre non viene alterata anche perchè il vero potere politico sarà quasi sempre esercitato dal potente cardinale GIUSEPPE ALBANI.

Il 1831 è l'anno delle insurrezioni su tutto il territorio italiano. Fin dal suo inizio i fermenti rivoluzionari iniziano ad esplodere. La sede vacante del soglio pontificio (dopo il lungo conclave a dicembre - che proseguirà nell'intero gennaio) e il primo tentativo di cospirazione a Modena di Ciro Menotti (non riuscito per tradimento), accendono la miccia della rivolta nelle vicine città; nel ducato di Parma e in quelle dello Stato Pontificio: Ferrara, Bologna, Rimini, Faenza, Ancona, in Umbria e nelle Marche. Nel corso dell'anno altri episodi insurrezionali insanguineranno pure la Sicilia.

2 FEBBRAIO 1831- Dopo sessantaquattro giorni di lungo e polemico conclave, l'elezione del papa avviene su precisa sollecitazione asburgica. Le notizie dello scoppio delle rivolte in Italia hanno fatto pressione sui cardinali. Viene dunque eletto MAURO CAPPELLARI, bellunese, col nome di GREGORIO XVI.

Ecco il susseguirsi degli eventi:

6 FEBBRAIO - Bologna, vive tre giorni di rivolta sanguinosa, con morti e feriti, il legato pontificio fugge dalla città; viene messo insieme un governo provvisorio.
9 FEBBRAIO - A cacciare le truppe pontificie, é il turno di Ferrara; segue il giorno dopo Pesaro. Scoppiano tumulti a Parma. Tutta la Romagna in rivolta, le Marche in sollevazione.
14 FEBBRAIO - Insorge Ancona, contro i papalini e un piccolo contingente austriaco; la segue Perugia, Assisi, Foligno, Todi. Barricate ovunque e capitolazone dei papalini.
19 FEBBRAIO - Il papa chiede aiuti all'Austria; desidera l'intervento dell' esercito per reprimere le rivolte.
4 MARZO - Gli austriaci, con il complice appoggio degli estensi, invadono il Ducato di Modena seminando morte e distruzione. FRANCESCO IV può rientrare nella città riconquistata, accolto dalla nobiltà e dal vescovo. Si ripristina il governo e sono emanate severe pene contro i rivoluzionari dell'ultima rivolta e sono condannati a morte assieme a quelli che languivano in carcere fin dall''arresto di Ciro Menotti.
Dal 6 al 13 MARZO, la mannaia vendicatrice austriaca benedetta dal papa, cala su Ferrara. In città si riforma un governo pontificio con il monsignore papale.
Il 19 MARZO, gli austriaci marciano su Bologna; i rivoluzionari fuggono a Rimini, ma anche qui sono raggiunti dagli austriaci con violenti scontri a fuoco.

Anche ad Ancona è ripristinato il governo delle Marche con il cardinale BENVENUTI.

L'editto pontificio emanato su tutti i territori fa ripiombare l'Italia al secolo precedente, e le misure contenute sono estremamente repressive: con l'apertura dei processi sommari cui seguono severe condanne ai militari e ai civili che hanno partecipato ai moti rivoluzionari, o che hanno costituito governi, e contro chiunque detenga armi da fuoco o semplici coltelli.

Gli austriaci, liberata Ancona, proseguendo l'avanzata, entrano a Roma, come a voler far scudo allo Stato Pontificio, a restaurare la forza del potere papale e l'ostentata forza militare straniera; un atteggiamento che provoca una protesta del governo francese. Un Governo che a sua volta é accusato dal papa di aver promosso i moti rivoluzionari in Italia. Il governo francese smentisce, ma alcuni rivoluzionari pentiti dichiarano che avevano ricevuto promesse di aiuti proprio dalla Francia. Le relazioni così si compromettono nuovamente tra Papa e Francia, ma anche tra Francia e rivoluzionari delusi dal dietrofront francese, anche se il re di Francia ha consegnato una nota di protesta al Papa per aver richiesto l'intervento degli austriaci sulla penisola.

Con la restaurazione del 1831, tutta l'Umbria rientrò tra i possessi dello Stato della Chiesa;

A Gregorio XVI, morto il primo giugno del 1846, successe il Cardinale Giovanni Mastai Ferretti assumendo il nome di Pio IX.

Pio IX era cosciente della grave situazione ereditata e infatti la sua politica ebbe subito una marcata impronta riformista. Ed iniziando a far nascere speranze, ma non potendo certo risolvere da solo ed immediatamente problemi che avevano radici secolari, mise involontariamente in moto il meccanismo che avrebbe portato alla creazione di una realtà che fu effimera, ma estremamente interessante: la Repubblica Romana. La tradizione voleva che il nuovo Papa, tra i suoi primissimi atti, elargisse anche un'amnistia. Pio IX non si limitò a questo atto di clemenza: con disposizione del 24 agosto 1846 venivano creati a Roma un Consiglio dei Deputati e un Alto Consiglio, quasi un Parlamento. Si dava inoltre inizio alla costruzione di ferrovie, si sanzionava un accordo di libero scambio col Regno di Sardegna, si completava la costituzione della Guardia Civica. Ma soprattutto la concessione dello Statuto fu quella che fece parlare del Papa liberale, insieme ai primi provvedimenti che limitavano i privilegi dell'alto clero e della nobiltà. Malgrado le buone iniziative, gli eventi precipitarono e nel 1849, venne proclamata la Repubblica Romana. Da Gaeta PIO IX lancia accorati appelli alle potenze europee, alla Francia, alla Spagna, ai Borboni di Napoli, e alla stessa Austria, chiedendo di intervenire per ristabilire l'autorità del papa. Gli aiuti non si fanno attendere, sono perfino tempestivi; nello stesso giorno un reggimento austriaco di 6000 uomini si mette in marcia.

Visto l'appoggio dato da molti Umbri alla causa della Repubblica Romana, nel 1849 l'Umbria venne occupata dagli austriaci.

Sullo Stato Pontificio ritorna a sventolare la bandiera bianco-gialla; la Repubblica Romana termina così. Mazzini e compagni sono costretti a prendere la via dell'esilio. Pio IX è invitato a rientrare a Roma.

L'Umbria divenne definitivamente italiana nel 1860 con l'occupazione militare seguita al plebiscito del mese di novembre. Così, da quell'anno in poi, la storia dell'Umbria fa parte della storia generale d'Italia.