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Storia Dell' Umbria
La guerra Greco-Gotica i Longobardi
Con la decadenza dell'impero Romano, la regione fu percorsa e devastata
dalle orde barbariche che calarono nella penisola. Successivamente, nel VI
secolo d.C., fu teatro di scontri sanguinosissimi tra l'esercito di Bisanzio,
che mirava alla riconquista dell'intera penisola, e quello dei Goti (guerra
greco-gotica 535 - 553 d.C.) guidati da Totila, che l'avevano occupata.
Proprio in Umbria l'esercito di Bisanzio riuscì ad infliggere, nella
battaglia di Gualdo Tadino (552 d.C.), una tremenda sconfitta all'esercito
gotico, sconfitta che segnò l'inizio della fine per questa popolazione.
Ma non ha il tempo di riprendersi dai guasti del feroce scontro, che una
nuova ondata di barbari germanici – i Longobardi – investe l’Italia
centrale. La conquista longobarda modifica in modo stabile e radicale
l’assetto della regione con la costituzione del Ducato di Spoleto nel 571. I
Bizantini mantenevano il possesso della strada che univa Roma all’esarcato
di Ravenna grazie a uno stretto corridoio formato da Amelia, Narni, Todi,
Bettona, Perugia e Gubbio e, poco più a ovest, da Orte, Orvieto, Chiusi e
Cortona. Il perno di questo sistema di difesa era rappresentato da Perugia,
in mano ai Bizantini. Da Perugia, un governo autonomo dell’esarcato
amministrava le città bizantine dell’Umbria, che i Longobardi cercarono più
volte di occupare anche se invano.
Questa situazione politica fece sì che il Ducato di Spoleto, rimasto
incapsulato – lui longobardo – nel cuore dell’Italia bizantina, maturasse
forza e autonomia, che gli permisero poi di sopravvivere anche alla fine del
Regno longobardo.
Con le donazioni di Pipino il Breve e di Carlo Magno i territori
umbro-bizantini e il Ducato di Spoleto entrarono a far parte dei
possedimenti della Chiesa, ma in questi anni il papato non fu in grado di
controllare le spinte autonomistiche di queste terre. È solo con il crollo
dell’Impero carolingio che l’autorità del papato si consolida e la Chiesa
rivendica l’Umbria sulla base delle donazioni di Pipino il Breve e di Carlo
Magno. Così molte città e territori umbri entrano nella sfera di influenza
dello Stato Pontificio.

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