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Margherita (Beata) di Città di Castello

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Personaggi storici Umbria


Margherita (Beata) di Città di Castello (Metola 1287 - Città di Castello 1320). Meglio conosciuta come la cieca della Metola. Nata in questo fortilizio (dal latino capanna, rifugio), al confine tra l'Umbria e le Marche (Massa Trabaria), dove il padre Parisio era castellano (un crudele e potente uomo darmi, del quale il biografo contemporaneo della Beata, si guarda bene di dirci il casato), fu dai genitori rifiutata, perché storpia e cieca. Il nome di Margherita sembra una burla per una bimba deforme. Fu segregata nel castello ed ebbe contatti solo con il cappellano, che l'avviò alla conoscenza delle pratiche religiose. Era d'intelligenza squisita e, a sei anni, sapeva restare lungo tempo nella preghiera. Ne approfittò l'empio padre per farle costruire una cameretta accanto ad una cappella, in mezzo ai grandi boschi del luogo, dove la condusse e lasciò, dopo aver fatto murare la porta (aveva sette anni). Vi restò reclusa per nove anni, apprendendo a digiunare, a conoscere la teologia dal cappellano. Un tentativo del duca di Urbino di invadere quelle terre, fece accorrere tutti a Mercatello, dove Parisio aveva un ben più sontuoso castello. Vi fu portata pure Margherita, che fu rinchiusa in un tetro sotterraneo. Vi restò un anno.
Intanto era morto a Città di Castello un santo francescano laico, fra Giacomo, e sulla sua tomba avvenivano molti miracoli: molti ciechi riprendevano la vista. Senza nessuna fede, Parisio e la moglie Elena vi condussero Margherita. La ragazza si confessò e comunicò, poi fu guidata sulla tomba di fra Giacomo. Lì la lasciarono. Tornarono sul mezzogiorno, e, visto che il miracolo non c'era stato, se ne andarono, abbandonandola per sempre. Fu messa fuori dal sagrestano la sera, quando andò a chiudere la porta. Con quella statura di appena un metro, l'aveva presa per una ragazzina. Era fine novembre, era freddo, non aveva più mangiato dalla sera avanti. La mattina appresso, i primi due accattoni la trovarono mezzo intirizzita. La rifocillarono un poco, la albergarono in una puzzolente stalla e l'avviarono al loro mestiere. Ma lei viveva la sua vita spirituale e cominciò a far migliori le persone, che l'avvicinavano. Finché due signore presero cura di lei e ottennero di farla entrare in un monastero di monache. Era il posto ideale per farsi santa. Preghiere, penitenze, digiuni, meditazioni caratterizzarono la sua vita. Ma la vita delle religiose era piuttosto lassa, rispetto alla regola, e la presenza di chi questa regola voleva vivere rigidamente, creò disagio e contrasti. La priora ammonì ripetutamente la nuova suora, ma, visto inutile ogni tentativo, la licenziò dal monastero. Ancora vita randagia, ma esemplare e santa, da famiglie buone della città. Volle prendere l'abito e la regola del terz'ordine domenicano. Passava giorni e notti in preghiera nella chiesa della Carità. Ma i carcerati, i malati, i moribondi, i poveri, non venivano trascurati. Intanto il primo miracolo: Palazzo Venturini, che la ospita è preso dalle fiamme: ella getta su di esse il mantello e il fuoco cessa. Dopo di questo molti altri. Consunta dalla penitenza, quel fragile corpo era alla fine. Ricevuto il Viatico, in un'estasi vide Gesù e morì il 13/4/1320; aveva 33 anni. Subito la notizia percorse la città e migliaia di persone si presentarono all'accompagno. Era diritto dei frati domenicani seppellirla nel chiostro. E così si stava operando, quando la gente iniziò a tumultuare, perché fosse seppellita nella chiesa della Carità. Il priore si opponeva, non era nelle sue facoltà. La protesta andò per le lunghe. Finché un miracolo risolse la questione. Una bimba, storpia e muta fu portata dai genitori desolati vicino alla morta. Si fece silenzio : tutti pregavano. La Beata, davanti a tutti, alzò il braccio, lo pose sulla testa della piccola, che prese a correre e a gridare: sono guarita! Il podestà pensò a fare imbalsamare la salma, dette una cassa e fu sepolta, per decisione del vescovo, sotto l'altare della chiesa. Altri miracoli si verificarono. Gravi fatti politici intervennero in città e a Roma e solo il 19/10/1609 fu beatificata, con la festa al 13 aprile. Il 9/6/1558 fu cambiata la cassa e la Beata fu trovata intatta, con le membra flessibili. Nel suo cuore furcno trovate tIe piccole sfere con i misteri dell'Incarnazione, la Nascita e una Colomba (lo Spirito Santo). Accanto alla sua tomba ora c'è un istituto di ciechine, voluto dal canonico Giacinto Faedi (v.). La prima vita della beata fu scritta in rustico latino da uno sconosciuto canonico della cattedrale, che ricostruì tutti i fatti presso persone, che l'avevano conosciuta (1360).



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