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La corsa dei ceri

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La Corsa dei Ceri è una delle feste più famose nel mondo, una delle manifestazioni più vive, più fantasmagoriche ed avvicenti. Festa religiosa e folkloristica, insieme di sacro e profano perchè fonde i riti pagani della primavera con quelli della devozione al Santo protettore della città, essa è anche l'espressione più sentita della gente eugubina.
È una manifestazione travolgente, come lo è la corsa sfrenata dei Ceri attraverso le strade della città fino alla chiesa di Sant'Ubaldo sulla cima del monte Ingino che sovrasta Gubbio: travolgente per i "ceraioli" (i portatori dei Ceri), per la popolazione locale, ma anche per lo spettatore che, suo malgrado, si viene a trovare emotivamente coinvolto dall'entusiasmo, dal tifo, dal fragore dei tamburi, dalla esaltante prova di forza e di abilità.
Le origini di questa festa risalgono quasi sicuramente al 1154, cioè al momento in cui la città di Gubbio, per ringraziare in modo degno Sant'Ubaldo, allora vescovo della città, che aveva propiziato
la vittoria del Comune su una coalizione di ben 11 città nemiche, decise di celebrare ogni anno quell'avvenimento storico con una manifestazione che perpetuasse nel tempo la memoria e di quella vittoria e del Santo.
In realtà la Corsa dei ceri andò ad innestarsi su una serie di feste locali, fondendosi con esse, che esprimevano ormai da secoli i riti di ringraziamento alla primavera, alla natura, quale donatrice di vita e di prosperità.
Ma veniamo ora alla descrizione della festa vera e propria.
Essa si celebra, ormai da centinaia di anni, il 15 maggio. Particolare interessante a questo proposito è quello che ci fa comprendere in pieno quanto l'avvenimento sia sentito dagli Eugubini: nel periodo di guerra, in assenza degli uomini, la Corsa veniva effettuata dalle donne.
I Ceri sono tre grosse costruzioni in legno a forma ottagonale alte fino a 7 metri. Sulle sommità si trovano, una per ogni cero, le statue di Sant'Ubaldo, patrono della città e protettore dell'antico ceto dei muratori, di San Giorgio, protettore dei commercianti e di Sant'Antonio, protettore dei contadini.
I "ceraioli" che sostengono le possenti macchine sono vestiti con caratteristici costumi composti da fez, sciarpa, pantaloni e camicia; si distinguono per il colore: giallo per Sant'Ubaldo, azzurro per San Giorgio, nero per Sant'Antonio.
Dopo un complesso cerimoniale rimasto intatto nei secoli e che ricorda costumi e figure sociali risalenti al periodo medievale, verso le ore undici del 15 maggio si ha l'alzata dei Ceri che poi vengono portati in giro per le vie della città fino a raggiungere piazza della Signoria. Dopo la benedizione, nel pomeriggio, ad un segnale del Sindaco, inizia la corsa sfrenata che terminerà sulla cima del monte, all'ingresso della chiesa di Sant'Ubaldo.
La salita è ripidissima e la strada è stretta: durante il tragitto, data la pesantezza dei Ceri, occorre darsi il cambio. È una gara vorticosa, a volte drammatica, che trova la fine solo dopo che, raggiunta la tomba del Santo, i Ceri vengono in essa deposti mentre gli stessi ceraioli, per completare il rito, tamburellano fortemente con le mani su quelle macchine di legno.
Singolare è anche il modo in cui si stabilisce il "vincitore": non vince chi arriva per primo perchè non è possibile cambiare, lungo il percorso, l'ordine di partenza che è sempre il medesimo: prima Sant'Ubaldo, poi San Giorgio ed infine Sant'Antonio.
La maggiore o minore abilità dei tre gruppi viene determinata, con infinite discussioni tra la popolazione che durano giorni, dal modo in cui viene condotta la corsa: la caduta di un cero viene ritenuta ad esempio quasi motivo di infamia per il gruppo di appartenenza. È inoltre motivo d'onore per il primo e secondo cero distaccare gli inseguitori in modo da raggiungere il portale della chiesa e farlo chiudere prima dell'arrivo di quelli che vengono dietro. Come è motivo di vanto per il secondo e terzo cero avvicinarsi al gruppo che lo precede fino a poggiare su di esso le stanghe della propria macchina di legno.



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