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SAN BENEDETTO DA NORCIA

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Personaggi storici Umbria


Un giorno del lontano anno 529 un gruppo di uomini giungeva sulla cima del boscoso monte che s'innalzava sopra la città di Cassino, nel Lazio meridionale.
Erano uomini dall'aspetto grave e severo, vestiti con logori panni di tela. Essi si fermarono, lassù, davanti ai resti di un tempio pagano che una volta doveva essere stato splendido, ma che ora giaceva, con i suoi ruderi, quasi sepolto tra la folta vegetazione della montagna.
Una sola statua era rimasta intatta quella di Apollo, cui il tempio era dedicato. Dopo aver osservato per un pò le rovine, uno di quegli uomini, che sembrava la loro guida, si decise a parlare:
- Ecco, fratelli, - egli disse noi ci fermeremo qui. Costruiremo qui la nostra chiesa e la nostra casa. E per cominciare, abbattiamo subito la statua di quel falso dio.
Quegli uomini, già l'avrai compreso, erano monaci; il loro capo era San Benedetto.
E fu in quel luogo che sorse l'Abbazia di Montecassino, la più antica e la più celebre del mondo.
Benedetto nacque a Norcia, nel 480, da una nobile famiglia romana. Qualche anno dopo nacque anche Scolastica e i due fanciulli crebbero assieme, allevati dalla brava nutrice Eustorgia che raccontava loro storie di Gesù e dei Santi.
Quando il giovane raggiunse l'età di studiare, fu inviato dal padre a Roma, dove ben presto diede prova di grande ingegno nello studio delle lettere.
A sedici anni Benedetto, disgustato dalle cattive compagnie, lasciò Roma e si ritirò a studiare in solitudine in una chiesetta sui Monti Simbruini.
San Benedetto da Norcia.
Più tardi, verso i vent'anni, abbandonò anche gli studi e, per vivere ancora più isolato dal mondo, si ritirò in una grotta nei pressi di Subiaco, sempre nel Lazio. Qui, per tre anni, Benedetto visse in preghiera, cibandosi soltanto di erbe, di radici e di qualche tozzo di pane che un altro eremita gli calava dall'alto mediante una funicella. La grotta, infatti, era situata in modo che non vi poteva giungere alcun sentiero.
Mentre Benedetto viveva così nascosto, cominciava a diffondersi fra la gente del luogo la fama della sua santità. Sfidando le insidie della montagna, numerosi fedeli raggiunsero il santo eremita, pregandolo di tenerli con sè.
Fu così che Benedetto decise di lasciar la spelonca, accettando di diventare abate del vicino monastero di Vicovaro. Qui egli instaurò una disciplina così rigorosa che alcuni monaci, un giorno, tentarono di farlo morire con del veleno. Benedetto, però, prima di bere, benedisse, com'era sua abitudine, il bicchiere, e questo immediatamente si spezzò. Una leggenda narra che il veleno venne bevuto da un corvo, improvvisamente calato dal cielo. Il Santo comprese il malvagio proposito dei monaci e, lasciato il monastero, si ritirò di nuovo nella sua diletta solitudine di Subiaco.
Erano moltissimi i giovani che desideravano essergli vicino in questa vita di romitaggio. Nello stesso tempo, tuttavia, c'era chi parlava male di lui e gli aizzava. contro la popolazione. Ciò costrinse Benedetto a radunare i suoi compagni e a migrare con loro sul monte di Cassino.
Si narra che la nuova Abbazia sorse su disegno dello stesso Santo. E siccome i monaci accorrevano sempre più numerosi, l'edificio divenire in breve molto grande.
Un giorno il Santo, ispirato da Dio, decise di stabilire per il nuovo Ordine una Regola » di vita composta di 73 capitoli, ma che si può riassumere in un solo motto:
ORA ET LABORA : PREGA e LAVORA.

L'importanza di queste semplici parole fu immensa per il mondo di quei tempi, oscurato dalla barbarie. Esse affidarono ai monaci una meravigliosa missione sociale: quella di offrire agli uomini, con la preghiera, cioè con il conforto della fede, il mezzo di ritrovare fiducia nella vita mediante il lavoro, ricostruendo ciò che era stato distrutto e combattendo, con la luce della civiltà latina, le tenebre dell'ignoranza.
Il luminoso esempio dei Benedettini di Montecassino s'irradiò a dar vita ad altri innumerevoli monasteri in ogni parte d'Italia e del mondo.
Si racconta che un giorno il terribile Tótila, re dei Goti, desideroso di conoscere il Santo, inviò prima sul morite uno scudiero rivestito dei suoi panni regali, allo scopo di trarlo in inganno. Ma Benedetto esclamò appena vide lo scudiero Tógliti codesto abito, figliolo, che
non è tuo!
Più tardi, incontrato Tótila, il Santo gli predisse che avrebbe raggiunto Roma e che sarebbe morto dopo nove anni. Benedetto previde anche il giorno della propria morte che fu, precisamente, il 21 Marzo dell'anno 547, allorchè la prima rondine tornava dall'Oriente al suo nido sui tetti di Montecassino.



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