Umbria
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PERUGIA

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Storia Umbria


Perugia nacque sull'umbro Colle del Sole fra la nobile Etruria e l'aspra Sabina, poco lontana dalle rive del Tevere. La fondarono i Sarsinati, fiera gente umbra. Crebbe la popolazione e si estese il villaggio ad abbracciare più ampi spazi, dominando dall'alto gli altri villaggi sparsi tra i colli e la verde pianura. Perugia cominciò però ad acquistare una sua fisionomia cittadina solo quando, non senza feroci conflitti, fu costretta a subire il dominio etrusco. Ma Sarsinati ed Etruschi, imparentati dalla convivenza imposta dagli eventi storici, divennero un unico popolo e vissero sicuri nella città fiorente di ben avviati commerci e bella di nobili costruzioni, entro la possente cerchia di mura, di cui ancora sussistono, a ricordo di quelle epoche lontane, alcuni baluardi. Secondo la testimonianza dello storico romano Tito Livio, Perugia sul finire del IV secolo a.C. era una delle dodici lucumonie della confederazione etrusca. Perciò inevitabili furono i suoi contatti con i Romani che , nel primo periodo della loro espansione, le inflissero dolorose sconfitte (310 a.C.). Perugia si alleò con le altre città etrusche, e con gli Umbri, con i Galli, con i Sanniti nel vano tentativo di arginare la conquista romana, finché entrò a far parte della summachia italica che univa a Roma, con vincoli di sudditanza più o meno rigida, tutte le genti della penisola.
      
Rapporti con Roma     
Perugia, per alcuni secoli fu fedele alleata dell'Urbe. Durante la seconda guerra punica, quando le armate di Annibale militanti in Italia avevano già inflitto a Roma gravissime perdite, Perugia, a differenza di altre città italiche che si erano schierate in favore di Annibale, concorse a ristabilire le sorti della Repubblica. Essa, infatti , fornì a Roma uomini, materiale bellico e viveri (Livio XXVIII - 45, 18); anche alla città umbra va quindi il merito della vittoria che sancì per sempre la superiorità di Roma sulla rivale Cartagine, e che aperse un nuovo capitolo nel gran libro della storia umana. Assorbita nella luce e nella forza di Roma, Perugia partecipò a tutte le guerre di conquista sostenute dall'Urbe in Oriente e in Occidente, ma prese parte attiva anche nelle guerre civili che, a partire dal II sec. a.C., insanguinarono l'Italia. Quando queste lotte, che dovevano concludersi con l'instaurazione dell'Impero, giunsero alla loro fase finale, con il conflitto tra Marco Antonio e Ottaviano Augusto (il futuro signore di Roma), Perugia aperse le porte a Lucio Antonio, fratello di Marco. Cinta d'assedio dall'esercito di Ottaviano (41 - 40 a.C.) e costretta a capitolare, dovette dolersi amaramente del suo tradimento. La città fu data alle fiamme e la maggior parte della popolazione trucidata. Tuttavia lo stesso Ottaviano la fece poi riedificare entro la cinta delle antiche mura.
      
L'età medievale     
Trascorsero i secoli e in essi si consumò e svanì la potenza di Roma. L'Italia fu invasa da Goti, Bizantini e Longobardi, e anche a Perugia si pianse la perduta libertà. Contesa tra Goti e Greci durante la guerra che, per diciotto anni (535 - 553 d.C.), sconvolse le contrade italiche, Perugia infine rimase a i Bizantini. Ma, pochi decenni dopo, già era sede di un ducato longobardo. Essa non acquistò, tuttavia, l'importanza della vicina Spoleto. Uno dei primi duchi fu Maurizio che forse per desiderio di affrancarsi dal sovrano longobardo, patteggiò con i Greci la cessione della città, ma, quando venne scoperto il suo tradimento, perdette il ducato e la vita. Re Agilulfo lo condannò alla decapitazione (593). Tuttavia, il secolo successivo, forse in seguito a patti intercorsi fra Bizantini e Longobardi, Perugia è retta da un governo greco. Ma nel 749 il longobardo Rachis tenta di espugnare la città che è salvata dall'intervento del Papa Zaccaria. Per qualche secolo Perugia ebbe esistenza serena; per lo meno non accadde nulla di memorabile, come ci induce a pensare il fatto che le cronache del tempo accennano solo raramente e di sfuggita a Perugia. In quei secoli si costituì su solide basi lo Stato della Chiesa, si affermò il Sacro Romano Impero, e, poco dopo il 1000, sorsero i Comuni. Tutta la storia del Basso Medioevo s'impernia sui rapporti, ora pacifici ora discordi che intercorsero fra la Chiesa e l'Impero, e fra queste due potenze e i Comuni. Perugia, ammaestrata da una lunga e dolorosa esperienza, aveva appreso l'arte di non inimicarsi i potenti, senza tuttavia calpestare la propria dignità.
      
Albori di vita comunale     
La sua vita comunale inizia nel 1130, anno in cui il governo cittadino fu retto dai primi consoli di nomina imperiale, ma nel 1186 l'imperatore Enrico VI le conferì il diritto di eleggersi i propri magistrati e di esercitare la sua giurisdizione sui centri vicini. Questi privilegi furono confermati alla città sul finire del secolo dal pontefice Innocenzo III che fu ospite di Perugia nel 1198 e che vi morì nel 1216. La successiva storia di Perugia non fu molto tranquilla, e per contrasti interni tra le fazioni cittadine dei Raspanti e dei Beccherini, e per contese sorte tra le nobili casate dei Baglioni e degli Oddi, e per i conflitti esterni con altri comuni, in particolare con Arezzo e Siena. Eppure, proprio in questo periodo, Perugia accrebbe la sua potenza annettendo ai già ricchi domini altre città e borghi dell'Umbria. Ma l'interna situazione di disordine offrì al potente Stato della Chiesa un facile pretesto per intervenire. Giocando abilmente sulle discordie che dividevano le famiglie più altolocate, il Pontefice poté occupare la città che, dal 1370 al 1376, fu governata da un suo Vicario. In quell'anno i Perugini, incapaci di tollerare più a lungo la tirannia del Vicario pontificio Monmaggiore, insorsero e lo scacciarono.
      
La Signoria     
Ma la riconquistata indipendenza non li indusse alla concordia. La saggezza del primo periodo comunale, quando i cittadini si erano costruiti giorno per giorno il lavoro onesto e, con la giustizia praticata come norma di vita, le loro belle libertà, era ormai perduta. Si rinnovarono con maggiore asprezza le lotte di parte. Il più abile, il più favorito dalla sua condizione di capitano di ventura, fra quanti aspiravano al potere, assunse il governo della città che resse dal 1393 al 1398. Era il condottiero Biordo Michelotti. Egli inaugurò il suo governo con una cavalcata trionfale, entrando in città alla testa di cinquecento cavalieri. Pochi anni dopo Biordo Michelotti, senza squilli di tromba né teatrale coreografia, usciva di scena morendo sulla nuda terra nel cortile del suo magnifico palazzo in Porta Sole. Gli aveva dato il ben servito, con una pugnalata, l'Abate cattivo: così si nominava, con espressiva voce popolare, Francesco Guidalotti che era veramente Abate nella Chiesa di San Pietro.
      
Storie di illustri famiglie     
Ormai i Perugini non desideravano nemmeno più una autonomia che era di volta in volta garantita dall'affermazione violenta e temporanea di una classe, di un partito, di una consorteria o di un condottiero. Essi, che nel 1376 si erano ribellati al Papa e ne avevano scacciato il Vicario, divennero tristemente consapevoli d'una sola cosa: di non essere in grado di governarsi da soli e si affidarono alla Chiesa (1403). Non cessarono i disordini e le violenze, ma fra il 1416 e il 1424 Perugia assapporò il bene della pace per l'abilità di Braccio Fortebracci da Montone, nobile figura di condottiero e avveduto uomo politico, che governò la città col titolo di luogotenente della Chiesa. Alla sua morte la città di Perugia, la cui dipendenza dal Pontefice era puramente nominale, fu retta da una oligarchia aristocratica; i suoi componenti appartenevano alle più illustri famiglie della città; vi figuravano i Baglioni e gli Oddi, i Della Staffa, i Ranieri e i Della Corgna. Le ambizioni comuni li dividevano, i frequenti matrimoni, combinati per motivi d'interesse economico o politico, avevano intrecciato vincoli di parentela tra tutti loro, ma non avevano spento rancori secolari, né li spensero le responsabilità di governo. Perugia, nella storia sfarzosa e cruenta delle Signorie, sostiene uno dei ruoli più foschi. Il governo della città fu in realtà una lotta, ora subdola e nascosta, ora sfrontata e manifesta, in cui ogni famiglia, tendeva ad eliminare le altre per assicurare a sé il potere. Alla fine del Quattrocento si erano ritirati dalla competizione i Della Staffa, avevano ceduto le armi i Della Corgna, rimanevano in lizza Baglioni e Oddi. Vinsero i Baglioni che riuscirono a confinare lontano dalla città gli avversari. Dal 1488 per circa mezzo secolo i Baglioni rimasero incontrastati signori della città. Ma questa tragica casata, che aveva creato e consolidato con la violenza il suo potere, si estinse rivolgendo contro sé stessa le armi usate a danno degli altri. La sfrenata ambizione dell'uomo rinascimentale non risparmiò neppure i consanguinei. Il più bello dei Baglioni, Grifonetto, così armonioso nel corpo agile e robusto che Raffaello ritrasse nella sua celebre deposizione, era anche il più empio e spregiudicato nella sua smania di dominio.
.. de bellezza fu un altro Ganimede; et era quasi più ricco che alcun altro de decta casa, et aveva, anzi, più bella casa lui solo e preparò el gran tradimento. Così lo descrive bello e circondato di bellezza, lo storico Matarazzo che ci lascia una efficacissima cronaca dell'eccidio di casa Baglioni, perpetrato e organizzato in ogni minimo particolare dal malvagio Grifone. Il mattino del 15 Luglio 1500 solo le donne di casa Baglioni erano vive; piangevano i loro uomini che nella notte precedente erano stati trucidati dagli sgherri del leggiadro Grifonetto. La strage era avvenuta nel palazzo di Guido Baglioni ove si trovavano riuniti, forse a tramare intrighi, i componenti dell'"amorevole" famiglia; ma uno di loro, Gian Paolo, nella confusione generale, riuscì a fuggire, inosservato, e a riparare a Marsciano. Tornò poco dopo freddamente deciso alla vendetta. Lo accompagnavano i suoi fidi, tutti in armi. Proprio alla soglia dell'ospedale s'imbatté in Grifonetto "et quando el magnifico Giovan Paulo lo cogniovve, li si fece innante, e mise al nobil giovenetto la spada a traverso la gola, dicendo: Addio, traditore Grifone, tu pure sei qua - cum altre parole; e poi, subiungendo al parlare, disse: Va con Dio, che io non ti voglio ammazzare, e non voglio mettere la mano io nel mio sangue, commo tu hai fatto nel tuo" (dalla cronaca di Matarazzo) e se ne andò, senza voltarsi, mentre i suoi sgherri ferivano a morte il bellissimo traditore. Così Gian Paolo Baglioni rimase unico signore della città, ma anch'egli lasciò la vita in Roma, sul patibolo. Il Papa Leone X, che pure gli aveva affidato il governo di Perugia, firmò anche la sua condanna a morte (1520). Per altri vent'anni Perugia fu funestata da eventi tragici e, poiché del sangue che si versava in città, anche la Chiesa era responsabile, il Pontefice Paolo III, approfittando di una ribellione dei Perugini che non volevano adattarsi a pagare una nuova imposta sul sale, intervenne infine con le armi e trasformò la sudditanza nominale in sudditanza effettiva. Il 5 giugno 1540 Perugia, occupata dalle milizie pontificie, era annessa allo Stato della Chiesa. A memoria dell'impresa e a salvaguardia per il futuro, il Papa vi fece erigere una fortezza, la Rocca Paolina "cò baluardi lunghi e i sproni a sghembo!" (Carducci)
      
Verso il Risorgimento   
La dipendenza dalla Chiesa durò incontrastata per alcuni secoli; solo il Risorgimento doveva restituire Perugia alla libertà e la Chiesa alla sua vera missione spirituale. Mentre si combatteva nelle campagne lombarde e venete la II guerra d'Indipendenza (1859), i Perugini insorsero; le truppe del Papa, con orrende stragi e vandalici saccheggi, li costrinsero all'obbedienza. Ma l'anno successivo i soldati del Regno di Sardegna percorsero le vie battute dai Sarsinati, dagli Etruschi e dai Romani; entrarono in Perugia il 14 Luglio 1860. La storia successiva di Perugia assomiglia alla storia di tutte le altre città che insieme formarono il Regno d'Italia prima, la Repubblica poi.



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